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Rappresentazione visiva dell'articolo: Luglio: l’appuntamento con le banche centrali

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 31 luglio 2026

Luglio: l’appuntamento con le banche centrali

News

Luglio è un mese di decisioni per Fed e Bce in merito alla politica dei tassi, prima della pausa di agosto. Infatti, il 23 luglio la Banca centrale europea ha scelto di mantenere i tassi invariati, mentre il 29 luglio è stato il turno della Federal Reserve.

Le riunioni successive saranno a settembre: il 10 settembre si pronuncerà la Bce, il 16 la Fed.


Cosa è emerso dalla riunione della Bce e da quella della Fed? Quali sono le prospettive future per il mercato obbligazionario e per le variabili macroeconomiche come inflazione e crescita?

Di seguito, un breve punto sulla situazione attuale dei tassi e sulla view degli analisti.


Banca centrale europea: tassi invariati a luglio

Durante l’ultimo incontro avvenuto in data 23 luglio 2026 la Banca centrale europea ha deciso di mantenere il livello dei tassi di interesse invariato: il tasso sui depositi al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. La decisione è stata unanime, ma alcuni governatori si sono posti il quesito se non fosse necessario un altro rialzo dopo quello avvenuto a giugno. Christine Lagarde, presidente della Bce, ha dichiarato l’intenzionalità di lasciarsi guidare dai dati nelle prossime decisioni: “Guarderemo con grande attenzione ai dati, alla nostra funzione di reazione, alle prospettive di inflazione e ai rischi”. Questo anche in virtù del fatto che fino a settembre è prevista una grande quantità di dati in arrivo, tra cui il PIL del secondo trimestre, le indagini sulle aspettative dei consumatori, i dati sulle retribuzioni e quelli sui prezzi alla produzione. A tal proposito si parla di “framework guidance”, vale a dire un’indicazione basata sul quadro di riferimento.


La decisione di lasciare i tassi invariati è stata presa anche alla luce di un dato sull’inflazione leggermente più rassicurante: l’inflazione complessiva è infatti scesa al 2,8% a giugno dal 3,2% di maggio, mentre l’inflazione core, al netto di energia e alimentari, è diminuita al 2,4%. Ciò nonostante, la Bce prevede che l’indicatore dell’aumento dei prezzi resterà ben al di sopra del 2% (il target della banca centrale) per tutta la prima metà del 2027. Questo perché il precedente aumento dei costi energetici continuerà a trasferirsi sui prezzi di alimentari, beni e servizi. Secondo Lagarde, infatti, l’impatto complessivo dello shock non si è ancora pienamente manifestato. Inoltre, le aspettative di inflazione a breve termine restano a livelli elevati, contro una prospettiva migliore a più lungo termine attorno al livello target. Nella seconda metà del 2027 ci si aspetta infatti una riduzione del dato sull’inflazione grazie al potenziale calo dei prezzi dell’energia e a una crescita più contenuta degli altri prezzi.


I rischi al rialzo sulle pressioni inflazionistiche si accompagnano a rischi al ribasso, nel breve periodo, di una crescita debole frenata dallo shock energetico e dalle incertezze che ne derivano. Tuttavia, restano intatti i fondamentali a favore di una crescita più sostenuta nel medio periodo, potenzialmente favorita dagli investimenti nelle nuove tecnologie e dalla spesa pubblica in difesa e infrastrutture. A fronte di questo outlook sul breve periodo, buona parte degli analisti concorda su un probabile rialzo nel mese di settembre.


Fed: cosa ha deciso nella riunione di luglio?

Quanto alla Federal Reserve, il presidente Kevin Warsh aveva espresso la propria contrarietà nel guidare le aspettative dei mercati sulla politica monetaria della banca centrale (forward guidance), lasciando un grosso interrogativo sulla decisione che avrebbe preso. Nonostante ciò, la view di un mantenimento dei tassi invariati, con una maggiore probabilità di rialzo a settembre, mese in cui anche la Fed disporrà di un’elevata quantità di dati per deliberare, ha trovato conferma con il mantenimento dell’intervallo obiettivo per il federal funds rate tra 3,50 e 3,75% per la quinta volta consecutiva, sebbene con una decisione non unanime.


Il dato del 3,5% sull’inflazione al consumo a giugno è infatti risultato più contenuto rispetto ai timori manifestati dal mercato. Ciò nonostante l’indicatore è ancora elevato e, durante il suo ultimo discorso al congresso, Kevin Warsh ha mostrato la sua determinazione nel combattere l’inflazione: "È una tassa per i cittadini e le imprese americane. Abbiamo intenzione di sbarazzarci di questa tassa", ha affermato con convinzione. Anche il governatore Christopher Waller, in occasione del suo discorso presso la New York Association for Business Economics, ha fatto trasparire un approccio vigile: un’inflazione persistentemente elevata potrebbe richiedere una politica monetaria più restrittiva.


In ogni caso è bene fare una distinzione tra lo scenario attuale e quello inflazionistico del 2022, in cui l’impennata era stata provocata da stimoli di entità eccezionale post pandemia, mercati del lavoro particolarmente tesi e tassi reali profondamente negativi. Inoltre, occorre fare un’altra importante distinzione: quella tra inflazione provocata da uno shock temporaneo dell’offerta e quella alimentata da una domanda in crescita. Nel primo caso, i policy maker possono assumere un atteggiamento meno aggressivo, purché lo shock resti temporaneo e non si trasmetta all’inflazione di fondo, ai salari e alle aspettative. Dal momento che la crescita dei consumi reali nel primo trimestre è rimasta modesta, gli analisti ritengono che la spinta inflazionistica attuale possa essere più probabilmente riconducibile alla prima fonte, giustificando un atteggiamento meno restrittivo.


In conclusione: l’approccio in portafoglio

Di fronte a uno scenario di potenziali rialzi nel breve termine, sia da parte della Bce sia da parte della Fed, privilegiare le brevi e le medie scadenze permette di avere una componente più difensiva all’interno del portafoglio. Tuttavia, anche se le scadenze brevi possono essere prudenti per l’investitore, non necessariamente rappresentano una grande opportunità tattica, perché il rialzo atteso è già almeno parzialmente incorporato nei prezzi.


Il rischio maggiore di repricing potrebbe invece concentrarsi sulla parte lunga della curva: per questo alcuni analisti suggeriscono di mantenere cautela, attendendo rendimenti più interessanti prima di aumentare la durata finanziaria del portafoglio.

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